Portici, Coppola tira le somme: "Credevo fortemente nella D. Questa società avrà un'identità chiara"

Portici, Coppola tira le somme: "Credevo fortemente nella D. Questa società avrà un'identità chiara"

Da qualche giorno la stagione del Portici 1906 s'è conclusa, con l'uscita in semifinale playoff contro il Gladiator, che non macchia una stagione straordinaria e un traguardo reso possibile da una cavalcata di ritorno che è il punto di partenza per tornare a costruire guardando al futuro. Tuttavia, nel momento del triplice fischio, le emozioni sono inequivocabili: "Ho provato una forte delusione, sono uscito in un modo in cui non pensavo. Con quella prestazione e con quella qualità del gioco la squadra che meritava la finale era il Portici. Nonostante le tre occasioni davanti alla porta, gestendo quasi sempre la palla, m'è dispiaciuto per le persone che hanno fatto parte di questo percorso e che sapevo avrebbero preso strade diverse", ha esordito mister Francesco Coppola.

Il "peccato" è magari non aver cominciato prima a costruire un Portici che oggi ha un'identità forte: "Oggi si ragiona col senno del poi, ma avevo bisogno di un periodo di conoscenza di un campionato che non avevo mai visto. Le dieci partite di rodaggio mi hanno permesso di capire meglio cosa fare e cosa no. Forse se non ci fossero state quelle partite di preparazione non avremmo fatto così bene". Identità, appartenenza e una chiara filosofia di calcio è quello che il Portici ha fatto sempre trasparire dall'arrivo dell'allenatore: "Quello che abbiamo fatto è il calcio che credo possa portare più risultati. Spero che nei prossimi anni questa squadra possa caratterizzarsi, il calcio è uno strumento per avvicinare le persone. Giocare così può portare solo vantaggi - sottolinea Coppola -, c'è una importante base da cui partire e che può permettere di andare a pescare calciatori funzionali ad una determinata filosofia. Calciatori che hanno la voglia e la personalità di giocare la palla, aumentando la qualità della squadra. Così facendo sono sicuro che, in un percorso che abbia inizio con un ritiro estivo, io possa dare ancora tanto ad una squadra con un'impronta precisa". 

L'identità nasce dal confronto, dalla capacità di rispettare i ruoli senza rinunciare ad un dialogo costruttivo tra i calciatori: "Tutto nasce dal fatto di aver avuto la fortuna di avere a che fare con calciatori che condividono una certa visione del calcio. Sarno, Letizia, Vacca Jr. sono stati allenati da uno degli allenatori migliori al mondo. Ho seguito e ho osservato tanto, anche da vicino, De Zerbi: il confronto nasce spontaneo quando si condividono gli stessi principi, la stessa filosofia", dice il mister sottolineando l'importanza di avere una prospettiva comune da cui osservare il pallone. "Sono un ragazzo che vive di emozioni, e di quest'annata mi porto certe cose che, viste dal vivo, mi lasciano il segno. Ricordo la punizione di Sarno contro l'Albanova, arrivata così forte sulla traversa; o ancora, nella stessa gara, una sua azione in cui si incunea tra due calciatori potendo calciare solo con la punta, e lo fa in un nanosecondo. Vacca Jr. che nelle prime partite, magari al posto di giocare semplice, con la palla a mezza altezza la dà col tacco all'esterno basso. In questo caso capisci che esistono le categorie". 

Un feeling decisivo per la cavalcata di ritorno, e che getta basi importanti sul futuro: "Credo che oggigiorno sia necessario, quando prendi calciatori, avere dei colloqui e capire se ci sia un modo di intendere il calcio comune. Ogni calciatore ha le proprie paure o le proprie preoccupazioni, in un ritiro estivo è fondamentale costruire un certo dialogo, specie su tasti che a stagione in corso riesci a toccare meno", dice Coppola. "C'è il momento in cui ci si allena, e c'è un momento in cui c'è bisogno di parlare con i calciatori. Dare loro fiducia quando sanno che riescono in qualcosa che hai solo accennato. Il calcio che giocherà il Portici sarà di grande responsabilità, vorrei che il Portici avesse questa identità, e indipendentemente da quanto possa durare il mio percorso: che sia una squadra che, attraverso il gioco, raggiunge i risultati". 

E, attraverso questo lavoro, l'allenatore del Portici ha un sogno: "Venendo dal settore giovanile, uno dei miei obiettivi è vedere un ragazzo allenato da me che faccia l'esordio in serie A. Spero ci saranno calciatori che, attraverso il percorso e attraverso il migliorare la qualità, possano abbandonare queste categorie, fargli fare lo step in più e il calcio dei professionisti". E per concludere tornando alla stagione: "Credevo fortemente si potesse arrivare in D, mi dispiace che si sia arrivati un po' corti. Conosco forse meglio la D, ma vivo per questo: per confrontarmi con allenatori che mettano ancor più difficoltà, quelli sono momenti di crescita che ti tengano la tensione alta. Ben venga che si lavori per tornare fare il salto di categoria". Sul futuro, pochi dubbi: "Il presidente mi ha confermato la fiducia, indipendentemente dall'Eccellenza o dalla serie D. Siamo già a lavoro insieme al Direttore Sansone per costruire il futuro". 

| A cura di Marco De Luise
| Grafiche di Alfredo Russo

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